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PUNTI DI VISTA E PROSPETTIVE DELLA NARRAZIONE - PRIMA PARTE

 
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Inviato: Ven Ott 20, 2017 11:43 am    Oggetto: Ads

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davide
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MessaggioInviato: Sab Set 27, 2008 10:14 pm    Oggetto: PUNTI DI VISTA E PROSPETTIVE DELLA NARRAZIONE - PRIMA PARTE Rispondi citando

Prospettiva e punto di vista

Secondo alcuni scrivere equivale a trasmettere il pensiero: una forma rudimentale di telepatia. Di sicuro scrivere affinché qualcuno poi legga equivale a imbastire una forma di comunicazione. Perché una comunicazione sussista, comunque, il messaggio che parte da chi trasmette e arriva a chi riceve deve rimanere lo stesso in qualunque momento del passaggio. Eppure, per quanto riguarda la narrativa o la saggistica, non sempre è così. Può infatti capitare che mentre leggiamo dobbiamo tornare indietro e riprendere un passaggio perché non lo abbiamo capito. Oppure facciamo confusione in merito a quello che l'autore ci vuole dire. Altre volte invece, ci ritroviamo sperduti in un mare di subordinate, di indicazioni, di descrizioni. Privi di punti di riferimento. Certe volte i nostri racconti si perdono dietro balzi repentini di punti di vista, di prospettive che cambiano, spiazzando chi legge e -purtroppo - facendolo incespicare lungo il cammino. Di seguito propongo alcune mie riflessioni abbandonando qualunque pretesa di voler insegnare o tracciare la via: non si tratta di precetti, si tratta esclusivamente principi che valgono per me. Non li ho seguiti sempre. A volte non li ho nemmeno intuiti quando avrei dovuto, ma solo dopo, attraverso critiche e riletture. Desidero condividerli con voi, miei compagni di viaggio.
In questa prima parte proverò a parlare dei diversi "narratori". In un prossimo "delirio", mi azzarderò a dire la mia in merito ai personaggi e alla relativa prospettiva.


Agganciare il lettore
Scrivere una storia significa far fare un viaggio al nostro lettore. Non possiamo però pretendere che sia il lettore a muoversi sopra i nostri paesaggi a colpi d'ala o correndo con le proprie forze. Dobbiamo quantomeno mostrargli un sentiero e far sì che questo sentiero possa seguirlo. Per fare questo dobbiamo riuscire ad agganciarlo con un sistema di narrazione che gli offra dei punti di riferimento, ossia che gli resti chiaro per tutta la durata del viaggio.


Il narratore
C'è una figura che prende idealmente per mano il lettore e lo accompagna nei meandri della storia che abbiamo imbastito. Si tratta di una sorta di amico, di compagno... a volte di aguzzino. é colui che racconta materialmente la storia: la figura del narratore.
Il narratore è uno strumento molto importante per un racconto o per un romanzo. La scelta del metodo narrativo è fondamentale per plasmare la natura della nostra storia. A seconda della posizione che il narratore assume rispetto al lettore e alla storia, non solo comunicherà determinati elementi su un piano diretto, ma anche a livello indiretto. Cerchiamo di capirci vedendo vari tipi di narratore.

Narratore in prima persona, tempo al passato
Tornammo in camera, vuotammo le nostre lattine, e io lessi qualche pagina del western che mi aveva dato il tassista. Leonard si mise a camminare per la stanza e andò in bagno diverse volte. Brett era distesa sul letto, immobile. A un tratto la guardai e le sorrisi, e lei mi guardò come se fossi un pezzo di carta da parati. Cominciai a sentirmi nervoso.
Trascorremmo così più di un’ora, e finalmente venne buio. Chiusi il libro. Leonard mi diede la piccola .38. La infilai in una fondina da caviglia, coprendola con la gamba dei pantaloni. Lui si sistemò un revolver sotto la camicia, e ne diede uno anche a Brett, che lo guardò con un’espressione difficile da descrivere. Forse pensava a Tillie. Forse pensava a quello che io stavo pensando. Ero spaventato.
Joe R. Lansdale, Rumble Tumble


Questo tipo di narrazione è molto intima, molto vicina al lettore, sembra costituire lei stessa una forma di storia sopra (o dentro) la storia. Può essere molto amichevole oppure può essere il condotto attraverso cui l'autore riversa scene crude in modo molto efficace. Questo narratore spesso si identifica con il protagonista della storia che raccontiamo. Per forza di cose, la realtà che ci trasmette non può essere assoluta e le informazioni che ha a disposizione sono incomplete. Questo narratore narra spesso facendo ipotesi, azzardando supposizioni. Una descrizione assoluta da parte sua può avvenire solo per elementi oggettivamente alla portata di tutti (l'aspetto di una città, di un albero, un volto). Descrivere dal punto di vista del narratore in prima persona, al passato, i piani del cattivo di turno, ottiene spesso un effetto "supponente", quasi presuntuoso e il nostro lettore si ritroverà a chiedersi "sì, ma come cavolo fa, questo a sapere tutte queste cose?". Dovremo quindi argomentare tale certezza, se vogliamo sfruttarla e questo ci porterà a dover pensare attentamente al background e alla natura del nostro narratore. Ricordiamoci di un piccolo meccanismo inconscio che si verifica nella mente del lettore: il fatto è che se narriamo al passato attraverso una voce che sembra viva, il nostro lettore si aspetterà che le cose si risolvano, che si siano già concluse nel suo presente. Se, per esempio, decidiamo di far morire il nostro personaggio protagonista, allora dovremo prenderci la briga di spiegare come mai stia raccontando. Evitiamo il finale a sorpresa del tipo "poi mi svegliai: era stato tutto un sogno". Si tratta di un escamotage utilizzato fin troppe volte. Come nel caso successivo, ci permette interessanti esperimenti stilistici, possiamo trasmettere ironia, sarcasmo, inquietudine con una certa facilità.

Narratore in prima persona, tempo al presente
Il mio capo ha la cravatta grigia quindi oggi dev’essere martedì.
Il mio capo si presenta alla mia scrivania con un foglio di carta e mi chede se sto cercando qualcosa. Questo foglio è rimasto nella copiatrice, dice, e comincia a leggere.
«La prima regola del fight club è che non si parla del fight club.»
I suoi occhi corrono da una parte all’altra del foglio di carta e lui ridacchia.
«La seconda regola del fight club è che on si parla del fight club.»
Sento le parole di Tyler che escono dal mio capo, Mister Capo con le sue foto ricordo e il ritratto di famiglia sulla scrivania e i suoi sogni sul pensionamento anticipato e inverni trascorsi in un parcheggio per case mobili in qualche deserto dell’Arizona. Il mio capo con le sue camicie ultrainamidate e l’appuntamento fisso per un taglio di capelli tutti i martedì dopo pranzo, mi guarda e dice:
«Spero che non sia tua.»
Io sono il sangue ribollente di Tizio.
Chuck Palahniuk, Fight Club

Strumento insolito ma efficace quando usato bene, questo tipo di narrazione è ancora più intima e vicina di quella precedente. Ci fa letteralmente cavalcare attraverso la storia, mettendoci sulle spalle del nostro protagonista. Siamo lì, che aleggiamo in un punto impreciso dietro i suoi occhi, ascoltiamo con le sue orecchie. Questo, per forza di cose, rende il punto di vista molto più concentrato, simile a un fascio di luce con cui esploriamo una stanza buia: i dettagli saranno più nitidi, precisi, meno sfocati. L'altra faccia della medaglia è che la nostra prospettiva sarà maggiormente ristretta. Ossia non sarà più relativa al presente della narrazione e anche ai momenti immediatamente successivi - cosa che poteva accadere con la narrazione al passato - ma esclusivamente vincolata all'esatto momento in cui gli eventi si verificano. Un interessante effetto di questo tipo di narrazione è che in modo inevitabile - se riusciamo a far interessare il lettore alla vicenda - si insinuerà un forte senso di incertezza sulle sorti del nostro protagonista: è come se il lettore venisse invitato a intuire che... nulla è ancora stato scritto!

Narratore in terza persona, temop al passato
In pochi minuti i tre attraversarono il cortile e superarono le porte delle Mura Interne che immettevano nelle strade della città. Una volta ancora le guardie sbarrarono gli occhi per lo stupore, ma non fecero alcun tentativo di impedire l’ingressoai viandanti. Balinor sembrava crescere di statura mentre i tre procedevano lungo la Strada di Tyrsis, la principale arteria della città, la sagoma scura e minacciosa avvolta nel mantello da caccia da cui emergevano soltanto il collo e le mani rivestiti della lucente cotta metallica. Mai era apparso così imponente, non più lo stanco viandante alla fine del suo viaggio, ma il principe di Callahorn che tornava a casa.
Terry Brooks, La Spada di Shannara

Questa è la forma più classica e utilizzata in assoluto. Si tratta anche di quella che presenta meno problemi e il maggior numero di possibilità. Con questo punto di vista possiamo anche permetterci di fare salti temporali nella narrazione senza dover cambiare stile. Può presentare qualche problema dal punto di vista sintattico perché eventuali periodi potrebbero dover essere narrati con un tempo differente da quelli principali (tipo passare dal passato remoto all'imperfetto). Come narratore siamo abbastanza distanti dai personaggi, distaccati. Questo ci permette di far capitare loro praticamente qualunque cosa conservando un certo grado di sorpresa anche se, trovandoci in una posizione apparentemente equidistante da protagonisti e antagonisti, rendiamo il lettore guardingo: i colpi di scena non sono sempre efficaci come vorremmo, proprio perché diamo al lettore l'illusione di non essere proprio lì, nel momento e nel luogo della nostra descrizione. O meglio, un limite di questo metodo narrativo è quello di tenere il lettore a una certa distanza dai personaggi, come se ne stesse seguendo le vicende in televisione, o al cinema. Li guarda da una certa distanza, sia in termini di spazio che di tempo. E il fatto che la narrazione avvenga al passato, instilla una sensazione di ineluttabilità: tutto è preordinato.

Narratore in terza persona, tempo al presente
Alfie gira sui tacchi, urta col fianco la macchina del caffè che cade giù dal piedistallo e piomba per terra schizzando caffè bollente dappertutto e scottandogli le caviglie. Grida di paura e dolore. Sì, adesso ha paura, non ricorda i cento chili di muscoli sodi da marinaio, non pensa più al nipotino Ray, né alla scopata in macchina con Arlene McCune, c’è soltanto la Bestia, che adesso è qui come si vede nei film dell’orrore al drive-in, un mostro urlante che balza fuori dallo schermo.
Ecco che salta sul bancone con spaventosa facilità, mentre gli indumenti vanno a brandelli. Alfie sente tintinnare le chiavi e le monetine che aveva nelle tasche dei calzoni.
Si lancia su Alfie, che cerca di scappare ma inciampa nella macchina del caffè e finisce a per terra, sul linoleum rosso. Un altro tremendo latrato, una ventata torrida del suo fiato giallo, e poi una fitta rossa di insopportabile dolore, mentre le zanne della creatura affondano nel muscolo deltoide e lo dilaniano mordendo con invincibile potenza. Il sangue inonda il pavimento, il banco e la griglia.
Stephen King, Unico indizio la luna piena

Questo è lo strumento più voyeuristico. Nulla è deciso sulla sorte dei personaggi: il lettore è spettatore impotente degli eventi che gli narriamo e il fatto che questi stiano avvenendo nel momento in cui li narriamo suggerisce una forte incertezza. Questa narrazione richiede - o imposta - un ritmo più sostenuto ed è ottima per quelle storie che hanno bisogno di trasmettere ansia o dinamismo. Le descrizioni devono essere veloci, graffianti. Le scene d'azione, di contrasto o lotta, dovranno essere aspre e asciutte: dilungarsi sulla forma o la modalità di un fendente, sui rumori di un motore lanciato al massimo regime o sul fetore emanato da un sepolcro scoperchiato spezzerebbe il ritmo e indebolirebbe "la magia". Il narratore esterno, però ha un forte limite: non deve inoltrarsi nella sfera emotiva... ma deve limitarsi alla descrizione esterna degli effetti.

Christian Antonini
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