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primo libro: LA SCOPERTA

 
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Inviato: Mar Ott 17, 2017 7:37 pm    Oggetto: Ads

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Aragorn
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MessaggioInviato: Sab Ago 23, 2008 7:47 pm    Oggetto: primo libro: LA SCOPERTA Rispondi citando

Traggo sempre dal mio blog (recensione - sinossi - estratto)

Una breve recensione di Loredana La Puma (qui Lory):

Da Tolkien a Paolini, dal Signore degli Anelli a Eragon, il primo Libro della Trilogia di Avalost rinverdisce i fasti del fantasy classico, trasportandoci nella magica terra di Baezakirm, la Terra di Tutti i Popoli, tra Nani, Elfi, Streghe, Stregoni, profezie e antiche leggende.
L’affetto fraterno e una nuova razza destinata a portare la luce nel mondo sono il filo conduttore di una vicenda che si snoda fra paesaggi incantati, città imponenti, splendidi reami e battaglie epiche.
Una scrittura appassionata ed evocativa ci guida in un viaggio avvincente che coinvolgerà il lettore dalla prima all’ultima pagina, un grandioso affresco arricchito da una galleria di personaggi indimenticabili da cui ci congederemo con nostalgia.


Eccovi una breve sinossi del primo libro:

Nella terra di Ellaniah, la grande terra degli Uomini, il villaggio di Dolün è stato appena distrutto dalla furia degli Hür, i crudeli Orchi dell’Est. L’aria è ancora intrisa dell’odore degli incendi appiccati e il vessillo del loro signore si erge sulla piazza del borgo in mezzo a mucchi di cadaveri orrendamente mutilati. Fra tanta desolazione e morte un unico sussulto di vita: Avalost, un ragazzo di sedici anni, forse il solo superstite, vaga sconvolto e senza meta fra le case in rovina. Ha appena assistito impotente alla morte del padre che un attimo prima di spirare, insieme a una sconvolgente rivelazione, gli ha affidato un compito: ritrovare il fratellino scomparso durante l’attacco degli Orchi. Ma Eronic, un bambino di appena sei anni, sembra disperso e Avalost non riesce a trovarlo in nessun luogo. Persi i sensi, il ragazzo si risveglierà nella casa di Utrih, un luogo surreale in cui tutto sembra possibile: sogni che si rivelano più reali della realtà, aquile parlanti, libri magici il cui contenuto cambia ogni volta che li si apre, un potere incontrollabile. Il ragazzo, rimasto solo, verrà in possesso di una pergamena scoprendo un’antica profezia che annuncia la nascita di una nuova razza, l’unica in grado di salvare il regno di Tutti i Popoli dall’oscurità. Avalost ha un solo grande desiderio, adesso, nell’animo: ritrovare il fratello scomparso; lascia così la casa di Utrih e la sua avventura ha inizio.

Il primo libro della trilogia è l'oggetto della mia auto-pubblicazione. Lo potrete trovare sui circuiti per i libri di tiscali.it studenti.it virgilio.it


Estratto (Prologo - primo libro)

L’aria, nel villaggio di Dolün, era ancora intrisa dell’acre odore del fumo e un tenebroso silenzio regnava per ogni dove. Il bagliore dei primi raggi del sole si intrecciava a quello degli incendi appiccati che oramai stavano spegnendosi. Le strade e le viuzze, ove fino alla sera prima alcuni bambini avevano giocato, erano adesso di un aspetto terrificante: cadaveri impastati di terra e sangue si trovavano sparsi ovunque, alcuni privati degli arti, altri della testa, di altri non si riconosceva il volto e molti altri ancora non sembravano neppure i corpi appartenuti a uomini o donne o bambini. A destra e sinistra, tra le mura delle case, barricate di legno semidistrutte erano ciò che restava del tentativo di difesa degli abitanti del villaggio; laddove fino alla sera prima sorgeva l’antico quartiere adesso vi erano solo un enorme cumulo di ruderi; sulla strada mille impronte indicavano la tentata fuga della popolazione; nella piazza del mercato giacevano cadaveri in ogni angolo e numerose pozze di sangue la coloravano di un macabro rosso; al centro di essa uno stendardo nero raffigurante un elmo rosso con cinque corna: era il simbolo degli Hür. Ma accanto a esso, più alto e imponente, era stato piantato un altro segno di maledizione e morte: uno stendardo su cui era disegnato un triangolo rosso e al centro un occhio chiuso; era il vessillo di Aelmiel. Un silenzioso e gelido vento, proveniente da Est, soffiava per le vie del villaggio, sollevando polvere e generando piccoli mulinelli con essa.
Avalost camminava senza una meta, senza voltarsi indietro, senza comprendere nulla. Nella sua mente solo immagini che si susseguivano vorticosamente come le rapide di un fiume: grida di terrore, sangue, fuoco. Poi la ricorrente immagine di suo padre che veniva selvaggiamente massacrato dalla furia di tre grossi Hür. Il tremore di suo fratello, nascosto accanto a lui in quel nascondiglio, il suo sguardo smarrito e terrorizzato, il sudore freddo che imperlava le loro fronti. Come fosse accaduto qualche istante prima, il ricordo di ciò che quella fessura gli permetteva di vedere lo continuava a sconvolgere, e il ricordo degli ultimi respiri di Ador stringeva il suo cuore come in una morsa gelida. Le parole del padre rimbombavano nella sua mente, continuamente, fondendosi con le immagini che non riusciva più a cancellare, e le sue parole tuonavano forti:
«Promettimi Avalost, anzi, giurami che avrai cura di tuo fratello, che non lo lascerai mai da solo, che sarai per lui come un padre e non permettere a nessuno di separarvi, mai! Avalost, io non sono il vostro vero padre…» ma la frase non fu completata che la morte era sopraggiunta lasciandolo disteso su un letto di sangue con lo sguardo perso nel vuoto. La sua mano, protesa verso Avalost, si era aperta lasciando cadere a terra due oggetti di metallo che tintinnarono all’impatto con il duro suolo. Il rumore metallico degli oggetti caduti scosse per un istante il ragazzo che li raccolse, un brivido attraversò in quel momento tutto il suo corpo ed egli, attonito, li infilò in tasca senza neppure rendersi conto di ciò che stava facendo.
Senza dargli tregua il ricordo, galoppante come un cavallo infuriato, invadeva i suoi pensieri: si rivide in mezzo ai ruderi della casa accanto al corpo di Ador. Il rumore di alcuni passi gli aveva messo paura e così era tornato in quel nascondiglio sotto al pavimento ma il piccolo Eronic non era più lì. Ancora l’immagine di se stesso che restava fermo laggiù, le lacrime rigavano il suo volto. Ador era morto ed Eronic si era perso senza che lui si fosse accorto di nulla; forse il piccolo era uscito dall’altro ingresso del nascondiglio.
Avalost si allontanò così dal villaggio, con la mente confusa. Mentre ancora camminava e le parole del padre echeggiavano nella sua mente insieme all’immagine dei due medaglioni che cadevano sul suolo, si accorse che non aveva fatto in tempo a giurare nulla; si fermò quindi e voltatosi verso Dolün, piangendo, gridò forte:
«Padre, giuro!».
Il giovane proseguì per diverse miglia vagando in mezzo ai campi mentre pensieri terrificanti e le immagini dei crudeli Orchi dell’Est martellavano la sua mente; pensò poi di non essere riuscito a tenere fede al giuramento: Eronic era scomparso! Lo aveva cercato tra le macerie, tra i resti della casa dove erano cresciuti, nel nascondiglio e in tutto il villaggio ma di suo fratello neanche l’ombra. Un pensiero ripugnante gli martellava la mente: “Eronic è morto, dilaniato da quei mostri!” ma il suo cuore si rifiutava di accettarlo e sebbene non sapesse come, aveva la certezza che il bambino fosse ancora vivo, nascosto da qualche parte o salvato da qualcuno ma forse, pensava, era solo un’illusione.
Ormai senza forze, ferito e dolorante, attanagliato dalla più terribile angoscia, Avalost tornò indietro. Dopo aver nuovamente percorso in lungo e largo ciò che restava di Dolün alla disperata ricerca di Eronic, senza ritrovarlo, raggiunse la piazza della Fontana e vedendo un numeroso gruppo di Hür radunati in fondo a essa si voltò e fuggì; poi, come se avesse perso il senno, uscì di nuovo dal villaggio e si diresse a Nord vagando per i boschi e le brulle campagne, senza sapere dove andare. Vagò a lungo finché, stremato, cadde sulle proprie ginocchia, la vista gli si annebbiò, svenne.

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