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Intervista a Kryss

 
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Inviato: Mar Ott 17, 2017 7:37 pm    Oggetto: Ads

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Aragorn
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MessaggioInviato: Gio Mag 08, 2008 9:37 pm    Oggetto: Intervista a Kryss Rispondi citando

Ecco anche un'intervista che ho fatto a Christian Antonini (Kryss su questo forum). Kryss è autore di LEGAME DOPPIO, il primo romanzo horror pubblicato dalla Asengard Edizioni.
Buona lettura.

INTERVISTA A CHRISTIAN ANTONINI

1.Nome
Christian, per gli amici Chris o Kryss

2.Cognome
Antonini

3.Età
36 anni. Circa 18 più di quelli che mi sento in realtà

4.Dove vivi?
In una casetta con giardino in quel di Introbio, Valsassina. Provincia di Lecco. In mezzo ai prati e tra le montagne, ma fino all’estate scorsa ero milanese. Milanesissimo.

5.Qual è il tuo lavoro?
Sono redattore per una rivista di informatica.

6.Lo cambieresti con qualcosa di diverso?
Mi piacerebbe fare il redattore per una rivista di cinema, oppure poter fare l’articolista freelance.

7.Ad uno scrittore è normale chiedere a che età abbia cominciato a scrivere, a te chiederò: “A che età, pensi, smetterai di scrivere?”
Non l’ho programmato. Penso potrebbe capitare non appena dovessi finire di provare le emozioni che provo quando metto giù storie che mi piacciono.

8.Perché?
Perché l’elemento egoista della mia personalità, narcisista e presuntuoso, adora la sensazione di sapere di aver creato una storia buona e appassionante. Nel momento in cui dovessi capire di non essere più in grado, penso che cederò le armi.

9.Secondo te, Christian, quando ci si può definire “scrittori”?
Io non riesco a applicare questo termine a me stesso. Penso che ci si possa definire scrittori quando si è effettivamente in pace con questa definizione. Il fatto è che è così bello che ancora non ci credo, quindi dovrei definirmi scrittore ma ancora non riesco. Penso dipenda da ciascuno di noi trovare il momento in cui potersi definire tali. Invece per quanto riguarda gli altri, credo che potrei definire qualcuno "scrittore" nel momento in cui questi mi abbia dimostrato la passione e la dedizione a questa attività. Non che qualcuno mi debba dimostrare alcunché! Solo... se noto che scrivere è importante per qualcuno, allora lo definirei scrittore.

10.Uno scrittore, a tuo avviso, ha un compito particolare o no?
Mah, non saprei. Compito... penso quello di adempiere alla missione che si è dato. Quantomeno ha il compito di portare a termine quello che comincia. O almeno di sviscerare abbastanza dalle sue ispirazioni da riusicire a capire se è il caso di portarle a termine oppure no. Può anche darsi che una buona idea si trasformi in qualcosa che non vale la pena di essere completato... A mio avviso uno scrittore deve comunque provarci: la cosa peggiore che può fare è rinunciare perché ha troppo da fare, è stanco o svogliato.

11.Approfondiamo il tuo genere. Hai scritto un romanzo, Legame Doppio, il primo horror pubblicato dalla Asengard Edizioni. Cosa c’è in questo genere che ti attrae così tanto e perché?
In questo genere trovo il mistero, il fascino della scoperta, il confronto con l'ignoto e il fatto che spesso le difficoltà sono più grandi - molto più grandi - delle persone che le affrontano. Inoltre l'horror prevede l'elemento soprannaturale (altrimenti è solo un thriller) e questa è una cosa che fa correre i brividi lungo la mia schiena altrimenti troppo razionale e scientifica. Io non credo nei fantasmi, ma se esistessero sarei entusiasta. Non credo nei Lupi Mannari, ma vorrei tanto che esistessero! Poi ci sono anche le cose che ho scoperto solo perché qualcun altro me le ha dette (Stephen King, in Danse Macabre - un saggio meraviglioso): la catarsi; il poter lasciarsi "violentare" da incubi altrui e finti, in modo da riuscire ad affrontare le cose che fanno davvero paura; i confronti impari; la meraviglia... Le emozioni che provavano i nostri avi seduti di fronte al fuoco, mentre tutto intorno a loro era buio. E oscuro. Vivere la paura, superarla e potersi voltare indietro e sorridere di quello che ci ha spaventato. Un po' come i bambini nella Casa dell'Orrore, no?

12.Legame Doppio è stato ambientato nella Milano di due periodi diversi. Quali sono state le difficoltà di intrecciare due momenti storici ben differenti (considerando anche il fatto che uno dei due non l’hai vissuto)?
Una difficoltà notevole è stata indubbiamente cercare di rendere credibile lo stesso posto in due momenti diversi, dando a ciascuno di essi una sua connotazione e una sua identità (ci sarò riuscito davvero?). Cerco sempre di non lasciare fuori dalle descrizioni gli odori: una cosa importantissima. E i dettagli. Elementi che caratterizzano un'ambientazione. Poi la difficoltà è stata data dal fatto che volevo che entrambe le linee narrative raggiungessero un climax contemporaneamente. Sebbene non sia difficile capire come si sviluppi la storia del passato, era per me importante renderla incalzante quanto quella nel presente. Poi era fondamentale per me rendere giustizia a un'epoca che non ho vissuto, ma che molti invece hanno visto. Padri, nonni, zii... loro c'erano. È stata la più grande tragedia dell'Umanità, la Seconda Guerra Mondiale: dovevo parlarne e dovevo farlo in modo dignitoso e accurato. E quindi ho dovuto documentarmi. Accuratamente.

13.Scrivere un romanzo come il tuo, necessita di ottime conoscenze storiche ma anche di saper rendere vivi i luoghi, i personaggi e le vicende che si descrivono. C’è stato almeno un momento in cui non ritrovavi più il filo della situazione e ti sentivi perso in mezzo alle tue stesse parole?
Proprio perso, no: mai. Sono sempre stato a mio agio con (e in) Legame Doppio. Per quanto riguarda ritrovare il filo, in realtà no l'ho mai perso, ma si è dipanato man mano che scrivevo. O meglio, l'ho dipanato. Volevo una storia di fantasmi e sapevo che sarebbe stata contemporanea e che avrebbe avuto un forte elemento tecnologico a caratterizzarla. Ma ho sempre amato le storie che hanno una spiegazione, quindi era necessario creare una storia di background alla prima. E allora ho deciso di scriverne due contemporaneamente. Ma questo ha significato che le due storie avrebbero dovuto procedere parallele. Per far sì che arrivassero a una comune conclusione mi sono avvalso di vari appunti, in modo da preparare degli schemi dei capitoli. Il fatto è che, comunque, ho cominciato ciascuna di queste due storie senza sapere nel dettaglio come le avrei concluse. Sapevo di massima quale sarebbe stato il finale, ma non come ci sarei arrivato. Quindi non è che mi fossi perso lungo il cammino, ma il fatto è che la mia meta era ostruita da una collina o un dosso, rappresentato dal fatto che non sapevo come concludere, anche se sapevo che oltre il dosso c'era la mia meta. Bene, quando una sera ho "scoperto" il modo con cui le due storie si sarebbero concluse e il meccanismo per portare tutti i nodi al pettine, il mio percorso ha cominciato a essere in discesa.

14.Quanto tempo ti è servito per la prima stesura di Legame Doppio?
Quando ho cominciato non ero assiduo. Ero indisciplinato e non avevo metodo. Un po' di rigore, impegno e il desiderio (e l'astuzia) per sfruttare ogni occasione buona (e un portatile) sono cose che ho acquisito solo qualche tempo dopo. Quando sono arrivati questi elementi tutto è andato più veloce. Ho cominciato nella primavera del 2000 e ho messo il punto alla prima stesura nell'ottobre del 2003. Ora per fortuna sono più veloce.

15.Ti è mai capitato di cancellare con un click interi paragrafi senza neppure pentirtene?
Sì, certo. In fase di revisione. Durante la seconda stesura ho letteralmente riscritto una buona parte dell'intero romanzo, una procedura che mi sento di suggerire a tutti. Questo ha significato cancellare molte cose. Ma prima che con un clic, ci ha pensato il mio fido tratto-pen rosso. Correggo sempre su carta per poi mettere le correzioni sul file.

16.E di cancellarli per sbaglio (e in tal caso raccontaci come hai reagito)?
No, per sbaglio mai. Salvo ogni volta che sto per togliere le mani dalla tastiera, con un movimento ormai abituale (premo i tasti SHIFT+F12). Inoltre pur avendo tutto il romanzo su cui lavoro in un unico file, faccio anche file separati per i differenti capitoli. Quindi se anche scompare qualcosa che non doveva andarsene, riesco a recuperarlo senza timori. Scrivere non è un'impresa facile, se poi non prendo nemmeno precauzioni diventa anche dolorosa!

17.Prima di battere il primo tasto e dare inizio al tuo romanzo, cosa è avvenuto, o cosa stava avvenendo dentro di te? Cosa, quindi, ti ha portato a scrivere proprio Legame Doppio e non un altro romanzo?
Be', l'idea che ha fatto nascere Legame Doppio l'ho avuta in un periodo in cui ero single e non avevo capito bene cosa volevo dalla mia vita, non sapevo nemmeno di voler scrivere. Pensavo a un personaggio per una storia, non so nemmeno di che tipo, con una vita non facile, senza equilibrio e certezze, con amicizie fasulle, che invece trovava una vera amicizia online. Ma i primi tasti li ho premuti un pomeriggio di sabato di qualche tempo dopo: ero a casa da solo, era estate e alcuni elementi su cui rimuginavo in quei giorni si erano appena concatenati dando vita a un nocciolo di idea che mi ha colpito. Stavo riflettendo sui dialoghi online, sugli spettri e sui "resti" della Seconda Guerra Mondiale che ancora affiorano nelle nostre città. Mi sono detto "be', perché no, proviamo"... E mezzora dopo era pronto il primo capitolo. Mi sono sorpreso e ho deciso di continuare. A fine pomeriggio erano pronti i primi tre capitoli di una storia il cui titolo ancora non conoscevo. Quei capitoli ora sono cambiati molto, ma la sensazione di meraviglia rimane. Credo che prima di iniziare a scrivere io sentissi una carenza di qualcosa, una forma di espressione, forse.

18.Quando scrivi qualcosa, pensi sia più importante la storia in sé o i personaggi? Ovvero: potrebbe andare avanti, secondo te, la stessa storia, per esempio quella di Legame Doppio, senza Catia Ternani ma con un personaggio con caratteri e vita diversi?
Io credo che siamo noi gli artefici di quello che ci capita, nel senso che noi interpretiamo gli eventi e mettiamo in moto le conseguenze agli input della nostra vita. Le mie storie sono così. Legame Doppio avrebbe potuto esserci comunque, magari con Bea come protagonista al posto di Catia, ma ovviamente sarebbe stato differente (tanto per cominciare sarebbe stato un romanzo con episodi di sesso, probabilmente). Però il passato di Legame Doppio è fondamentale per il suo presente, quindi avrei dovuto cambiare molte cose. Avrei certamente potuto scrivere un romanzo simile, con la stessa struttura, probabilmente anche con lo stesso titolo, ma sarebbe stato indubbiamente diverso.

19.Adesso è ovvio chiederti: la storia serve ai personaggi o i personaggi servono alla storia?
Una parte della storia viene "calata" dall'alto sulla testa dei personaggi ma poi il romanzo si compone di imput narrativi e di conseguenze che nascono dalle azioni dei personaggi. A volte i personaggi devono agire in modo da raggiungere determinati eventi o punti della storia, altre volte la storia si adatta. La cosa importante è restare ben saldi con le redini in mano e sapere dove si vuole andare. Altrimenti c'è un solo posto dove il romanzo finisce: il fondo del nostro hard disk.

20.Quanto contano le emozioni di uno scrittore mentre scrive? Possono in qualche modo dirottare l’opera verso altre sponde?
Non posso esternare un assoluto, posso parlare solo per me. Le emozioni contano in fase di ispirazione, magari. Per creare una scena o un pezzo di conversazione. Contano nel senso che se sono preoccupato o arrabbiato non riesco a scrivere. Ho bisogno di quiete, quiete interiore. Ma cerco di fare bene i miei "compiti" e portare la storia nella direzione in cui ho deciso che deve andare, indipendentemente dal mio stato d'animo. Cerco di non piegarla a seconda di come mi sento. Io non sono i miei personaggi. E i miei romanzi non parlano di me. Non direttamente, almeno.

21.E tu, quando scrivi, sei totalmente assente, solo strumento che permette alla stessa opera di nascere e svilupparsi come meglio crede, oppure ne sei totalmente il creatore e l’artefice?
Mi piace credere di essere l'artefice della storia. Almeno per quanto riguarda la forma e lo stile. O la struttura. Indubbiamente i personaggi tendono a parlare con voci che sembrano proprie e a scegliere cosa fare. Cerco però di restare al comando. Secondo me la scrittura non può essere governata da una democrazia di cui fanno parte autore e personaggi. Deve essere una sorta di dittatura illuminata, dove chi scrive deve capire in che direzione andare. Penso sia come navigare a vela (non ho mai navigato a vela, se non come passeggero): il timone ce l'hai in mano tu, ma devi saper capire quando sta cambiando il vento e non puoi ignorare il mare; ciò nonostante, devi essere tu a decidere dove deve andare la barca e trovare il modo migliore per arrivarci.

22.Quanto “progetti” di quello che scrivi, solitamente?
Molto, moltissimo a livello "strategico". Un po' a livello "tattico". Per intenderci... tendo a scrivere di massima l'intera storia del romanzo, come una sinossi o un abstract. In questo modo mi faccio un'idea di dove avverranno gli eventi "d'azione" o critici e cerco di dar loro la giusta preparazione. Poi stendo un riassunto dei vari capitoli, indicando quello che deve succedere, magari man mano che mi accingo a scriverli. Ovviamente a volte questa preparazione viene stravolta e modificata e a volte da un capitolo ne tiro fuori due o più. E così via...

23.Cosa fai quando la storia comincia a prendere una piega completamente diversa da ciò che avevi pensato tu?
Cerco di capire se va bene rispetto ai miei piani. Se non si adatta cerco di capire se è un bene o un male. Se è un bene, altero i miei piani. Se invece non è un bene e magari si è trattato di un'evoluzione imprevista ma che comunque disturba la trama a cui avevo pensato e non riesco a trovare una soluzione che mi soddisfi, torno indietro, correggo e riscrivo. Però devo dire che non mi succede spesso. Ciò che invece è più probabile, è che invece una cosa che ho pianificato si riveli meno convincente di quanto pensassi. In tal caso, se possibile, correggo.

24.So che usi appuntare spesso le idee che ti vengono in mente quando non puoi scriverle direttamente sull’opera alla quale stai lavorando: quanto è importante prendere appunti, annotare le idee o le sensazioni particolari per uno scrittore?
Posso dire quanto è importante per me. Decisamente importante. Il guaio è che non mi posso permettere di pensare sempre e solo alle cose che scrivo. C'è una moglie, una casa, un lavoro, degli animali, amici e impegni a cui pensare. Per non parlare di scadenze spiacevoli. Per forza di cose non si riesce a restare sempre concentrati. Magari un giorno hai l'idea geniale o una battuta fenomenale da far dire al tuo cattivo di turno... e se non l'appunti, poi la perdi. Altre volte, invece, ti si presenta di fronte agli occhi una scena che deve essere immortalata. E allora la descrivo o la annoto e così facendo ne scatto un'istantanea narrativa. C'è un romanzo che ho scritto e che ancora non ha visto la luce (la vedrà?) che è ricco di scene e dettagli che ho "colto" girando per Milano. Se non fossi stato pronto ad annotarle, probabilmente le avrei smarrite o dimenticate strada facendo.

25.E alla fine, usi tutto il materiale che avevi trascritto?
Ovviamente non tutto e non sempre. Spesso molte cose perdono di validità. La storia cambia, si adatta, si modifica. Ci sono interi racconti che prendono direzioni differenti da quanto stabilito, perché magari la soluzione che avevo trovato non funziona. Mi succede soprattutto con i racconti che hanno un limite di battute o di parole. Avevo scritto un racconto per Scheletri.com che aveva un limite ben preciso di parole. La sua scaletta narrava una storia che mi ha richiesto quattro volte il quantitativo di spazio concesso. Il racconto finale era decisamente diverso. Ma è un processo inevitabile. Anche gli scultori cominciano da blocchi di pietra ben più grandi di quella che sarà la loro scultura finale.

26.Quanto hai amato Legame Doppio? Perché?
Tanto. Tantissimo. E non ho ancora smesso. Innanzitutto è il mio primo romanzo. Poi è il romanzo di fantasmi che avrei voluto leggere, perché cerca di spiegare come funzionano gli spettri e quali leggi possano vincolare le loro esistenze. Inoltre parla di un aspetto della nostra storia a me caro: la Seconda Guerra Mondiale della gente comune. Siamo abituati a vedere quel conflitto come uno scontro tra Americani e Giapponesi, Tedeschi e Russi e Inglesi. Abbiamo la mente piena di scene di carri armati e soldati e aerei e navi ma... è stato un conflitto fatto e sofferto dalla gente comune. Ha avuto i primi grandi e massicci bombardamenti strategici sulla popolazione, una tragedia senza pari. La nostra storia moderna è stata profondamente influenzata da questi eventi. Non c'è grande città d'Italia che non abbia ancora le sue cicatrici da mostrare. E poi la gente... Non erano tutti fascisti o antifascisti. Non erano tutti membri del partito o partigiani... C'erano anche e soprattutto le persone normali, quelle che si preoccupavano delle scarpe per i figli, di portare la pasta in tavola, di offrire un futuro ai propri cari. E poi c'è il fatto che si tratta del primo romanzo che ho scritto, romanzo scritto mentre un altro mio carissimo amico scriveva il suo primo romanzo, quindi mi ricorderà sempre un periodo a me caro. Il mio Legame Doppio è stato il punto di svolta, ciò che mi ha fatto conoscere questo strano mondo fatto di autori pazzi ed editori (alcuni coraggiosi, altri oltraggiosi). È stato pubblicato in un momento di grandi cambiamenti per me: ho cambiato casa e vita, mi sono sposato... È carico di emozioni. Non dimenticherò mai i giorni gloriosi - sì, passatemi il termine: gloriosi! - delle email con l'editore per sapere come sarebbe diventato il romanzo, il giorno in cui è arrivato il contratto, quando l'ho firmato, quando ho visto gli schizzi per la copertina o la prima presentazione, fatta in un castello infestato, a lume di candela... e si è pure chiusa una persiana da sola! Come si può non amare il romanzo che ti ha dato tutto questo?

27.Il personaggio del tuo romanzo di cui avresti fatto volentieri a meno ma non potevi dato che, in qualche modo, era necessario che ci fosse.
Domanda difficile. Forse la piccola Ada Amici. È stato difficilissimo cercare di creare una bambina del '44 credibile. Però era fondamentale la sua presenza. Per contrastare il dinamico Franci, ma anche perché... be', chi ha letto lo sa Wink

28.C’è, nel tuo romanzo, qualcosa che oggi, a circa un anno dalla sua pubblicazione, modificheresti totalmente?
Penso che se potessi riscrivere la prima parte potrei renderla ora più frizzante e accattivante. Potrei cercare di creare un incipit intenso. I primi capitoli sono anche i più "vecchi" e quindi quelli scritti quando avevo meno frecce al mio arco di quante non ne abbia ora. Mi piacerebbe renderlo più snello e veloce, con un inizio aggressivo.

29.So che sei un appassionato di alcuni autori come King e, tra le sue opere, una che consigli spesso è una sorta di guida alla scrittura (On Writing), una sorta di riferimento per ogni scrittore. Quanto è importante, quindi, per uno scrittore avere un modello di riferimento?
Un modello non tanto, secondo me. Quello che importa è il metodo. In On Writing si parla di questo ed è per questo che amo citarlo. King non impartisce lezioni, spiega semplicemente cosa ha funzionato con lui (e ogni due parole spiega quanto la fortuna sia fondamentale!). Secondo me come modello dovremmo prendere un metodo di lavoro: impegnarci a scrivere con regolarità, seguire alcune regole, essere preparati dal punto di vista sintattico, grammaticale, aver fatto bene i nostri "compiti". Questo sì. Il guaio di avere i grandi come modelli è che si rischia di scimmiottarli. E chi ci legge, poi se ne accorge.

30.Come si fa, secondo te, a capire la differenza tra un romanzo costruito da un gruppo di editor professionisti e un romanzo scritto da uno sconosciuto ma che abbia talento da vendere?
Credo che un gruppo di editor professionisti realizzerebbe un'opera impeccabile dal punto di vista della forma, con un buon bilanciamento di tempi e di ritmo. Ma per forza di cose la storia ne risentirebbe e penso che potrebbe risultare piatta, poco originale oppure confusa: non credo nella democrazia narrativa. Deve esserci una sola mente guida e quindi alcuni si troverebbero a scrivere cose "imposte", che non amano e che non sentono proprie. Uno sconosciuto riempirà il proprio romanzo di imprecisioni ed errori ma rimarrebbe saldo sulla propria strada. Il guaio è che se il talento dello sconosciuto viene riconosciuto da un grosso editore, gli verrà sicuramente affiancata una squadra di editor professionisti, i quali limeranno le sue molte imperfezioni e forse otterremmo uno dei tanti ottimi romanzi che si trovano in libreria. Forse no. A volte gli sconosciuti talentuosi restano tali: sconosciuti, appunto.

31.E’ venuto il momento dei consigli: vi sono molte persone, oggi, che scrivono. Non tutti, ovviamente, hanno talento. Cosa ti senti di consigliare proprio a queste persone?
Gulp. Domanda difficilissima. Cosa dire a chi non ha talento? Ma soprattutto, come riconoscersi invece dalla parte di chi il talento ce l'ha? Il nome sulla copertina non indica per forza talento, in libreria troviamo moltissimi libri scritti da gente che magari avrebbe dovuto impiegare meglio il proprio tempo. Un romanzo pubblicato è sinonimo di talento? Io direi che è innanzitutto sinonimo di fortuna: la cosa importante è essere quello che propone il manoscritto giusto all'editore giusto al momento giusto! Io penso che la fatica vera, il lavoro sodo e un metodo possano fare miracoli. Anche un po' di umiltà non guasta. Credo che tutti noi vorremmo scrivere il nuovo Signore degli Anelli o il nuovo It. Il mondo è pieno di aspiranti Tolkien e aspiranti King, ma al momento ha avuto un solo esemplare di entrambe le specie. Molto meglio cimentarsi con cose alla nostra portata. Lasciamo perdere per il momento vicende planetarie o epocali, meglio concentrarci su qualcosa di ridotto e più accessibile. E soprattutto... prima rinsaldiamo le nostre basi! Grammatica, lessico, costruzione delle frasi... punteggiatura, un pizzico di figure retoriche e stile. E poi lettura. Lettura a chili, a quintali, a tonnellate! E costanza. Senza questa non si va da nessuna parte.

32.Cosa consigli ai giovani esordienti per muoversi senza problemi nel nostro settore editoriale?
Sono io stesso un esordiente, non certo un autore affermato. Ho avuto la fortuna di essere il primo autore scelto da un nuovo editore, questo significa che sto esplorando un territorio ancora vergine. Però potrei suggerire di non cedere alla tentazione di autopubblicarsi. Credo che significhi relegare il proprio romanzo a una fine polverosa. Se quello che vogliamo è essere letti, allora tanto meglio rendere l'opera disponibile online per tutti! Se invece vogliamo la copertina, il codice ISBN e qualcuno che abbia creduto in noi, pubblicare da soli la prima opera potrebbe essere controproducente. Non credo nemmeno all'autoproduzione come metodo promozionale. Ormai chiunque può stamparsi un libro e il fatto che abbia una bella copertina e sia impaginato non rende un malloppo più allettante a un editore. No, molto meglio continuare a cesellare la propria opera o imparare a capire quando è il caso di passare oltre o di riscrivere tutto. Attenzione anche alle offerte al miele di chi cerca contributi. Spesso vuol dire affidare un romanzo a qualcuno che poi non lo correggerà, non farà editing, non farà promozione... e incasserà i nostri soldi per coprirsi le spese, sfrutterà le nostre energie per penetrare in librerie altrimenti precluse e allargherà il catalogo. E poi direi... Crederci. Credere nella propria opera, credere nel fatto che la fatica prima o poi viene premiata. Credere che si può, si deve imparare da chi ne sa più di noi. Scrivere e partecipare a concorsi e premi e strappare le prime pubblicazioni, per cominciare a farsi conoscere, a farsi un nome. Accettare il fatto che quello che scriviamo possa non piacere. Accettare il fatto che forse dobbiamo imparare ancora qualcosa, che magari potrebbe servirci qualche nozione, un piccolo corso, una lezione online su come comporre un romanzo o costruire un personaggio. Non si finisce mai di imparare e chi esordisce ha solo iniziato.

33.Una frase, un proverbio o qualcosa di simile che ti piace ripetere e con la quale raffiguri il tuo modo di vivere.
Ho già detto "Crederci"? Allora penso che tutto si potrebbe riassumere in "Tenacia!". Ma anche... la fortuna prima o poi bussa alla porta di tutti: meglio farsi trovare pronti.

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